“Un nuovo Statuto dei Lavoratori? CGIL a corrente alternata” (editoriale di Franco Lorenzon)

Un nuovo Statuto dei Lavoratori? CGIL a corrente alternata

Furlan Lorenzon

L’iniziativa della CGIL volta a promuovere un nuovo “Statuto dei Lavoratori”, con particolare attenzione alla questione dei licenziamenti individuali e all’estensione dell’art. 18 anche nelle piccolissime aziende, merita qualche considerazione.

Innanzitutto desta una qualche sorpresa l’attivazione di un’iniziativa unilaterale proprio all’indomani di un’intesa unitaria sulle relazioni industriali e sul sistema contrattuale. Evidentemente le ragioni che avevano spinto le tre Confederazioni a considerare necessario uno grande sforzo unitario, per la CGIL procedono a corrente alternata, ed è impossibile leggere in tale comportamento una linea strategica ben definita.

Non meno problematico è il merito della questione posta, e cioè il dichiarato intendimento di voler meglio tutelare i diritti dei lavoratori in materia di licenziamenti. L’idea che un referendum possa su questo tema – più o meno miracolosamente – ripristinare ed estendere norme più favorevoli ai lavoratori appare azzardata nei suoi esiti concreti, e precedenti analoghe iniziative lo hanno ampiamente dimostrato. Vero è, invece, che questo attivismo di natura mediatica appare figlio di un atteggiamento sostanzialmente propagandistico e fine a se stesso.

La difesa del posto di lavoro – specialmente per il lavoratore che viene ingiustamente licenziato – comporta piuttosto un impegno sindacale quotidiano e radicato sul territorio. Non è in televisione che si trovano le soluzioni concrete e nemmeno in una legislazione che – per sua natura- segue sempre e non precede mai i rapporti di forza sociali che oggi, in una condizione di strutturale disoccupazione non sono certo favorevoli ai lavoratori.

Per quanto riguarda poi la concreta difesa del lavoratore ingiustamente licenziato, si ricorda che oggi la legge prevede la riassunzione per il licenziamento fatto per ragioni discriminatorie o per mancanze non commesse, mentre per il licenziamento fatto per mancanze effettivamente commesse o per motivi economici, è stabilita una sanzione pari a due mensilità per ogni anno di servizio fino ad un massimo di 24 mensilità.

Ciò che però conta di più, è che queste tutele si applicano solo a chi ha un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, mentre ne sono esclusi tutti gli altri lavoratori, ivi compresi i dipendenti delle grandi aziende. Meglio quindi far crescere il numero di coloro che hanno un rapporto a tempo indeterminato ed entrano nel circuito delle tutele legali e sindacali – come oggi sta avvenendo – piuttosto che “abbaiare alla luna” denunciando discriminazioni che non troveranno alcuna sanzione pratica. Chiediamolo ai giovani e a tutti coloro che hanno rapporti di lavoro legali ma precari! E – non dimentichiamocelo – quando un lavoratore viene assunto a tempo indeterminato più facilmente si iscrive al sindacato e più facilmente può essere difeso e impara a difendersi.

Questo è ciò che un sindacato serio si preoccupa di fare: non serve, infatti, l’astrattezza delle buone intenzioni ma la concretezza dei fatti.

Franco Lorenzon – Segretario Generale Cisl Belluno Treviso

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